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Ottimismo sulle guarigioni del “Cancro” di Valerio Mignone

 

Da pag. 7 del Quotidiano del Sud del 28 dicembre 2024, si pubblica il relativo articolo:

Francesco Laprovitera, nato a Praia a Mare, laureatosi in Giurisprudenza presso l’Università di Napoli “Federico II”, trasferitosi in quel di Bologna, ha scritto un breve saggio dal titolo “UMORE-T”, pubblicato da Arduino Sacco editore nel 2024.

L’anagramma - o permutazione delle sillabe di questo titolo “UMORE-T” – porta a “Tumore”, sinonimo, a sua volta, di “Cancro”. 

Francesco Laprovitera è un uomo di cultura del Sud, che, docente al Nord, diffonde cultura. Argomento del succitato suo ultimo lavoro è il “Cancro”, del quale morirono, anche in giovane età, in tanti, nello stesso territorio di Praia a Mare e Dintorni; probabilmente, secondo un’opinione diffusa, per fattori ambientali.

Ovviamente, l’Autore precisa che l’opera è frutto della fantasia, e che ogni riferimento a fatti realmente accaduti, o a persone realmente esistite, o esistenti, è da ritenersi puramente casuale. Comunque, questo saggio, ispirato e scritto d’istinto, genera empatia, e solidarietà, nel lettore.

Francesco Laprovitera precisa, ulteriormente, che l’etimologia della parola “Cancro” - e dei suoi sinonimi carcinoma, karkinos - ricorda il rivestimento cheloide del granchio, per durezza e per estensione.

In tale situazione di debolezza della salute della “Persona”, è opinione diffusa che darà forza e conforto il buon rapporto medico-paziente.

In realtà, quando si apprende di essere affetti da un cancro, la prima sensazione per medicì, malati, e familiari, è di essere caduti in una tragedia, e di essere impotenti contro di essa. Di fronte a tale malattia sarà utile, ed indispensabile, per pazienti e familiari, la stretta collaborazione di medici, infermieri, e psichiatri. Infatti, il cancro, pur dopo le cure, si comporta come un ospite indesiderato, che si presenta ad una festa di famiglia senza invito.

Contrariamente a quanto avviene per un infarto miocardico o per un ictus cerebrale che non danno il tempo di intervenire con una cura, il cancro illude malati, familiari e personale sanitario di poter guarire con i nuovi medicamenti. Ma i protocolli terapeutici manifestano, a distanza, la propria inadeguatezza per la guarigione, sia con farmaci, che con radioterapia. E tuttavia, i non addetti ai lavori, si illudono di poter almeno rafforzare tessuti ed organi sani, rimasti integri, con “Vitamine E, C, D3, Retinoidi e Melatonina, arbitrariamente suggeriti per l’azione di ripristino dell’equilibrio fisiopatologico.

Purtroppo, il decorso del “cancro”, tra alti e bassi, illude, e non perdona! Infatti, quando esso ritorna, con le sue metastasi nelle ghiandole linfatiche e in altri organi, “è più arrabbiato che mai, non lascia scampo”.

Comunque, le nuove terapie - basate, tra l’altro, anche su meccanismi genetici, o cromosomici - rallentano la nascita, la moltiplicazione e la diffusione delle cellule cancerose, ed hanno migliorato la qualità della vita fisica dei pazienti affetti da tumore maligno. Ma, paradossalmente, questi nuovi farmaci, nel contempo, hanno prolungato la loro sofferenza psichica, perché gli stessi pazienti sono convinti che il “Cancro” blandisce, ma non perdona. Fortunatamente la speranza è l’ultima dea a morire, e con questa speranza si augura che il nuovo anno porti, con ulteriori, nuove ricerche, salute migliore a tutti.

Maratea 24 dicembre 2024

Valerio Mignone

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